Casa Santa Marcellina
Guarda i campi la cui terra è stata rivoltata.
Guardali finchè la loro immagine non ti sia impressa, finchè non ti rimane presente anche ad occhi chiusi. La zolla è terra rivoltata. Per ora è muta e inerte. Non custodisce ancora il seme e ancora non dice il suo bel verde, i suoi profumi. E’ lì paziente. E’ stata rivoltata e lei ha lasciato che la cosa accadesse. E ora attende.
Attende di essere seminata. E’ la terra buona che saprà dare il 100 o il 60 o il 30: è quello che desideriamo. Questa sua disponibilità è buon inizio. Se sarà cosè si rivelerà come la terra tanto desiderata. Potremo riconoscerla come terra promessa: il dono di Dio, il luogo che realizza la buona relazione con Dio. Una terra che Dio ha donato, ha custodito. Contemplo la pace di questa terra, di questo campo: quando è Dio ad arare giungiamo alla pace.
Colgo tutta l’incompiutezza di questo stadio. La terra è fatta per portar frutto ma, prima, deve essere cosè. Per questo anch’io che spero di essere terra buona sono chiamata, sono chiamato, ad essere paziente e docile. Sono chiamata, sono chiamato, ad accettare questo tempo dell’incompiutezza. E soprattutto si tratta di accettare che la terra non dà buoni frutti da sola, di accogliere il lavorio di Dio nelle nostre vite: i suggerimenti, le rivoluzioni che lo Spirito ci suggerisce. Affascinati dalla terra, dalla sua bellezza, sorge in noi il ringraziamento per la mano che l’ha lavorata. E desideriamo essere come l’agricoltore che dedica tutta la vita, tutti i dodici mesi dell’anno affinchè la terra dia frutto: la cura, la irriga, le toglie le pietre.. Così anche noi desideriamo metter mano all’aratro per far nascere frutti dalla terra in cui siamo immersi, con la stessa forza e la stessa dedizione.
Essere contadino non è mai stato facile: è lavoro duro e oggi poco ambito. Ma questa immagine vale proprio perchè è umile. Per questo Dio l’ha scelta: perchè questo lavorare la terra, trasformarla col nostro lavoro è il compito primo del guardiano del giardino, è il compito che Dio consegna ad Adamo. Guardiamo al creato e comprendiamo il senso del nostro limite. Qui è il principio di ogni sua salvaguardia: non voler arraffare tutto e subito lascerebbe alla terra, al creato, il modo di vivere senza essere consumato dai nostri desideri. Talvolta gli sguardi che incrociamo nella nostra giornata, al lavoro, tra gli amici e, magari, in casa ci rimandano un cuore brullo, rivoltato ... esso può però diventare campo che dà frutto se il seme della Parola di Dio sarà gettato. Gettato con generosità, il seme cada dove cada, l’importante è che la Parola sia annunciata e lei, lo promette il Signore, non tornerà senza aver dato frutto. Questo campo che ora custodisco nel cuore è il campo che nasconde il tesoro.
E’ il campo per il quale vendere ogni cosa per acquistare l’essenziale: il nostro incontro con il Signore, la nostra partecipazione alla beatitudine del regno di Dio. Con questa intuizione nel cuore saremo disposte, saremo disposti, ad amare come dice Gesù perchè: &lsquo In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.&rsquo( Gv 12, 24-25)